Dossier – Gli “La storia che pochi conoscono”

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“Le tragedie a Lampedusa, una vicenda umana che parte da lontano: migliaia i morti in mare, bambini, mamme e papà”

La tragedia era annunciata. È frustrante e doloroso che le autorità continuino a tergiversare in merito alla questione dell’immigrazione
anche, e soprattutto, all’indomani dei tragico eventi avvenuto sulle coste di Lampedusa.
La demagogia non è più accettabile, ed è impensabile che soltanto il pattugliamento del Mediterraneo possa rappresentare la soluzione al problema, così come recentemente proposto: questo non fermerà né i flussi migratori né i numeri dei morti. Condizione imprescindibile per uno sviluppo reale e condiviso è un cambiamento radicale della mentalità governativa occidentale, che sostituisca quegli interessi economici che armano i paesi africani, fomentandone guerre intestine, avviando un dialogo di pace e cooperazione.

È assolutamente necessario realizzare un progetto-argine, che sia degno di chiamarsi tale, per evitare che i rifugiati attraversino il deserto e vengano piuttosto dirottati verso confini in cui possano essere accolti con rispetto e umanità.

È altrettanto necessario che venga offerta loro la possibilità di accedere
ad un’istruzione completa e a una formazione pari a quella occidentale,
anche attraverso scuole e università collegate online, e la diffusione di arti e mestieri (dal settore agricolo a quello ittico, dalla trasformazione alla conservazione).  Bisogna lottare affinché ogni governo rispetti il confine dei paesi a esso vicini, senza approfittare della superiorità numerica della sua popolazione. Sarebbe bene che qualcosa si illumini nella coscienza delle Nazioni Unite e nei governi occidentali, affinché possano ragionare in modo imparziale e giusto, poiché quello che è successo finora assomiglia più alla mentalità dei malavitosi che non di
uomini giusti, che proteggono l’umanità. Gli etiopi per farsi accogliere in Occidente dichiarano spesso di essere eritrei, al fine di ottenere lo status di rifugiato politico. Lasciano, così, la loro terra fertile e bella, ridotta a uso e consumo delle nazioni occidentali che, anziché sfamare la popolazione, coltivano o mais per biocarburanti eccetera, oppure
fiori, così come in Kenya e in altri paesi. L’Etiopia potrebbe diventare il silos per l’Africa se solo vi si coltivassero il grano e tutto ciò che è necessario per l’alimentazione degli esseri umani e animali.

La pace gioverebbe a entrambi i paesi, oltretutto fatti di fratelli che condividono la stessa cultura, lo stesso cibo, le stesse usanze: ci sono più cose che possono unirli che dividerli. Occorre guardare lontano verso la costruzione di un’Africa Unita, per una vita migliore degli africani. Certo, la realizzazione di questa unione può essere ardua, perché va contro gli interessi occidentali. L’Africa è il continente più ricco di tutte le risorse e illumina il mondo restando al buio. Una buona riflessione aiuterebbe per sostenere un progetto di unione Europa-Africa, che diventerebbe la migliore delle unioni, avendo un
continente la tecnologia e l’altro le materie prime: sarebbe un mondo perfetto, abbandonando le ostilità, l’egoismo, le guerre e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Ci sarebbe tutto per tutti e non più tutto per pochi, come Dio comanda. Abbiamo finito le guance  per versarci le nostre lacrime e per porgerle. (Quando Dio creò l’essere umano sono certa che non era per essere schiaffeggiato).

 

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Dossier Sicurezza n. 45 Maggio – Settembre 2013

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